Cos'è lo jus variandi e come ci si può difendere

Lo jus variandi è la prerogativa consegnata dal legislatore alle banche e che consente loro di operare modifiche del tutto unilaterali al contratto siglato con i clienti, da cui gli utenti non possono difendersi se non chiudendo il conto e trasmigrando presso un altro istituto.

Le banche possono modificare a loro piacimento le clausole dei contratti firmali. A conferire loro questa prerogativa è lo Ius variandi e si tratta di una possibilità di non poco conto, se si pensa che possono essere modificati i tassi di interesse, i costi dei servizi, le commissioni e le garanzie. L'unica parziale limitazione è l'impossibilità di aggiungere nuove clausole, che comunque non servirebbero, considerato che si possono modificare quelle esistenti. Inoltre questo potere varia a seconda del fatto che ci si trovi di fronte a contratti a tempo indeterminato o a quelli detti di durata, nei quali ci sono condizioni restrittive.

Cosa succede nei contratti a tempo indeterminato

Nei contratti a tempo indeterminato, ovvero quelli che dal punto di vista teorico non spirano ad una data precisa in quanto la loro natura prevede un utilizzo continuo e non predeterminato, la revisione delle clausole può essere anche integrale, a patto di rispettare alcune condizioni.

Lo Jus variandi consente alle banche di modificare unilateralmente i contratti sottoscritti

Una facoltà che è stata riconosciuta dal legislatore proprio in forza del fatto che la natura teoricamente infinita del contratto comporterebbe rischi molto elevati nella loro attività, dovendo rispettare magari clausole rese inattuali e troppo onerose dal mutare dei mercati o della politica monetaria.

Cosa succede nei contratti a tempo determinato

I contratti a tempo determinato (detti di durata), categoria in cui rientrano i mutui e i prestiti personali, prevedendo un piano di ammortamento per la restituzione del capitale e interesse in un dato periodo, possono rientrare in maniera più restrittiva nell'ambito d'azione dello ius variandi, il quale può essere applicato solo alle condizioni diverse da tassi di interesse passivi o dalle clausole che potrebbero incidere sul piano d'ammortamento o di rientro stesso.

Cosa può accadere

In pratica, la banca, una volta giunta alla risoluzione di applicare lo jus variandi, invierà presso il recapito del cliente interessato una comunicazione in cui si propone una modifica unilaterale delle condizioni contrattuali ai sensi dell'articolo 118 del Testo Unico Bancario. Va precisato che la proposta è in pratica un'imposizione, di fronte alla quale non si può fare nulla se non accettare, oppure recedere dal contratto entro un termine di sessanta giorni e scegliere un istituto bancario alternativo.

In quali occasioni la banca può modificare unilateralmente le condizioni?

La normativa delineata dall'art.118 del T.U.B., indica una serie di precise condizioni che devono sussistere per rendere possibile lo jus variandi:

  1. nel caso in cui sia stato previsto in sede contrattuale e la clausola sia stata debitamente sottoscritta dal cliente;
  2. ove siano variati i prezzi, i tassi e altre condizioni nei contratti a tempo indeterminato a patto che sia presente un giustificato motivo;
  3. nell'eventualità che siano variate le condizioni nei contratti di durata in presenza di giustificato motivo, senza però variare i tassi di interesse.

Va inoltre ricordato che la modifica unilaterale delle condizioni deve essere obbligatoriamente oggetto di comunicazione scritta almeno 60 giorni prima e che le modifiche derivanti da decisioni di politica monetaria vanno applicate sia ai tassi creditori che debitori. Nel caso in cui non fossero rispettate tali condizioni, soprattutto se sfavorevoli per il cliente, le modifiche non hanno efficacia e le somme eventualmente prelevate dalla banca devono essere restituite.

La clausola va firmata espressamente

Occorre considerare che i contratti bancari sono predisposti dagli uffici legali delle banche in modo da essere semplicemente compilati e firmati in filiale dai clienti e quindi fatti a regola d'arte per non esporre l'istituto a rischi. E' perciò necessario che la clausola venga firmata dal cliente, il quale non può contrattarla.

Lo Jus variandi affida un potere enorme alle banche

Una volta che si sia deciso di aprire un conto corrente, si firma un contratto comprensivo di una serie di clausole vessatorie e la sola cosa che si può fare è leggerle con molta attenzione, soprattutto ove si contratti sotto veste di media o grande azienda o di professionista: in questi casi, infatti, potrebbe essere prevista una clausola diversa, in quanto la banca, a differenza nel caso di privati consumatori e micro-imprese, potrebbe prevedere la modifica unilaterale dei tassi anche per i contratti di durata.

L'importanza del giustificato motivo

La condizione che impone un "giustificato motivo" per applicare una modifica contrattuale unilaterale è estremamente importante, in quanto pone dei limiti alla banca, impedendole di modificare i contratti a suo piacimento, magari soltanto per guadagnare di più. Allo stesso tempo questo freno diventa abbastanza inefficace in quanto la legge non provvede a determinare i motivi accordando agli istituti bancari un enorme potere discrezionale, che consente loro di addurre generiche giustificazioni per provvedere alle modifiche desiderate. L'unico paletto esistente è una circolare del Ministero dello sviluppo economico in cui si chiarisce che possono giustificare l'applicazione dello ius variandi eventi tali da comportare un peggioramento della solvibilità del cliente (in pratica il merito creditizio), oppure mutamenti economici che vadano ad incidere negativamente sul costo operativo delle banche.

 

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Dott. Dario Marchetti

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