Italiano, 40enne e col posto fisso il mutuatario di Tecnocasa

Italiano, 40enne e con il posto fisso, il mutuatario delineato da Tecnocasa, nell'ultima parte del 2015.

Il mercato del credito per la casa è in ripresa da almeno due anni: da una parte le famiglie hanno presentato più richieste di mutui negli ultimi due anni e mezzo, e dall'altra viene erogato più credito da quasi due anni, superando, nel secondo e terzo trimestre del 2015, i 10 miliardi di euro. La Banca Centrale Europea sta operando ormai da tempo per sostenere le erogazioni di finanziamenti sia alle famiglie sia per le imprese. Il flusso del credito per l'acquisto di case è raddoppiato dall'estate del 2015, pur rimanendo condizionato dalla situazione economica e finanziaria del nostro Paese e dell'intera Eurozona, sarà perciò determinante l'andamento del mercato del lavoro e, di conseguenza, il clima di fiducia delle famiglie. Il trend positivo viene supportato anche dalle banche con riduzioni degli spread sui mutui destinati alla prima abitazione e con bassa percentuale di intervento sul valore dell'immobile. I rubinetti del credito sono più aperti ma sempre con prudenza e la qualità del portafoglio degli istituti è un fattore determinate che condiziona le scelte di erogazione. 

A chi viene dato un mutuo in Italia? Ecco l'analisi del mutuatario che ha stipulato un contratto di mutuo nella seconda metà del 2015 condotta da Tecnocasa, prendendo in esame l'area di provenienza, l'età anagrafica e la professione di coloro che hanno sottoscritto un finanziamento ipotecario attraverso le agenzie a marchio Kìron ed Epicas.

I MUTUI VENGONO CONCESSI AGLI ITALIANI NELLA QUASI TOTALITA' DEI CASI

I mutui vengono erogati ad italiani nell'85,4% dei casi, in poco più del 10% a cittadini di altri Paesi del Vecchio Continente e nel 3,9% ad immigrati extra-europei, ma entrambe le percentuali sono in aumento rispetto al secondo semestre 2014. Dai dati raccolti dall'Ufficio Studi Tecnocasa si individua anche che fra gli extraeuropei la maggioranza proviene dall'America Centro-Meridionale,  poi dall'Asia e dall'Africa. Gli stranieri inoltre vengono finanziati maggiormente nel Nord Italia. 

40 ANNI L'ETA' MEDIA DI CHI ACCENDE UN MUTUO

L'età media di chi ha sottoscritto un mutuo nel secondo semestre 2015 è 39,1 anni. Sono soprattutto i più giovani infatti a far ricorso al mutuo e c'è una leggera preponderanza degli under 35 ( 37,1%) rispetto ai 35-44enni, che rappresentano il 36,5% delle richieste. 

I giovani fanno maggiori richieste di mutui nel Nord Italia, che presenta il 41% circa delle richieste, mentre alle Isole salgono le richieste da parte di 45-54enni (il 21,5%, a fronte del 18,4% a livello nazionale) e dei 55-64enni, che pesano per il 12,3% (6,9% a livello Italia). Non si registrano, invece, particolari differenze nella classe di età compresa tra 35 e 44 anni: il Nord-Est si mantiene sui livelli nazionali, mentre il Centro e il Sud sono di poco superiori (39%).

Al Sud però i pensionati che chiedono un mutuo per comprare casa, magari una seconda residenza o per aiutare i propri figli, sono ben di più che nel resto del Paese:  la quota di over 65 è doppia rispetto al dato nazionale (2,1% vs 1,1%).

MUTUATARI PIU' GIOVANI AL NORD

Le aree nelle quali si accede al finanziamento in età più avanzata sono tendenzialmente quelle centro-meridionali, dove si superano i 40 anni: l'Italia Centrale si ferma a 40,2 anni, nel Sud si toccano 40 anni e mezzo, mentre tra Sicilia e Sardegna si supera addirittura la barriera dei 41 anni. Nel Nord Italia, invece, si stipula il mutuo in età più giovane, al di sotto della media nazionale, ovvero intorno ai 38 anni.

 

CIRCA 9 MUTUATARI SU 10 HANNO REDDITI DA LAVORO GARANTITO DAL POSTO FISSO O DA PENSIONI

Il reddito certo è senz'altro uno dei requisiti fondamentali e preferenziali per erogare i finanziamenti per la casa, da parte degli istituti di credito, ancora in maggioranza poco propensi a rischiare i profitti con redditi poco garantiti da situazioni professionali precarie. L'89,3% del campione di mutuatari analizzati è infatti rappresentato da dipendenti a tempo indeterminato e da pensionati, a fronte del 7,4% di chi ha un contratto di lavoro flessibile (liberi professionisti/lavoratori autonomi e titolari d'azienda). I lavoratori a tempo determinato, invece, pesano per il 2,2%.

Soprattutto al Nord Est tale è più  alta della media nazionale, rispetto  al Nord-Ovest dove tocca quasi il 91%, e più bassa nel Centro e nelle Isole (86,5%). Nelle Isole, invece, si riscontra la minor incidenza di dipendenti a tempo indeterminato (81,9%) e la maggiore percentuale sia di pensionati (4,6%) sia di lavoratori autonomi (6%, al pari dell'Italia Centrale).

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Laura Candeloro

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